Confronto e dialogo sul referendum giustizia: strumenti per una scelta consapevole
Sabato 7 marzo, presso la Biblioteca Jacobilli di Foligno, si è svolto un incontro pubblico di approfondimento e dibattito in vista del referendum sulla riforma dell’ordinamento giurisdizionale. L’iniziativa, organizzata dall’associazione Cifre, ha visto confrontarsi Fausto Cardella, già procuratore generale presso la Corte d’Appello di Perugia, e Daniele Porena, docente di diritto costituzionale e pubblico all’Università di Perugia, nonché componente del Consiglio Superiore della Magistratura. I due relatori hanno esposto le proprie argomentazioni, sollecitati anche dalle domande e riflessioni del numeroso pubblico presente.
Questi i principali aspetti della riforma in oggetto: separazione delle carriere dei magistrati giudicanti e requirenti, con conseguente sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura; istituzione dell’Alta Corte disciplinare; introduzione del sorteggio per la scelta dei membri dei tre organi, fatta eccezione per i membri di diritto e per quelli scelti dal presidente della Repubblica.
Cardella ha affermato che probabilmente questa riforma non mira, come sospettano alcuni, alla sottomissione della magistratura alla politica, ma l’impressione è comunque che si intenda evitare o limitare il controllo dei magistrati sul governo. Egli ha osservato che con tale riforma non ci sarà alcun miglioramento, in termini di efficienza, ordine ed equità della giustizia. Peraltro, data la recente legge Cartabia, che ha molto limitato il passaggio dall’una all’altra funzione della magistratura, essa non ha nemmeno una concreta ragion d’essere. Cardella ha poi fatto notare che, volendo comunque procedere ad una vera separazione delle carriere, si sarebbe potuto fare con legge ordinaria, creando ad esempio due distinte sezioni nell’attuale Csm. Anche perché, secondo Cardella, lo sdoppiamento del Csm indebolirà il potere giudiziario. D’altra parte, per l’ex magistrato, il principio costituzionale dell’autonomia e indipendenza della magistratura di per sé non è una garanzia sufficiente, se si indebolisce l’impalcatura che lo sostiene.
A giudizio di Cardella le correnti, che si vorrebbe depotenziare con il sorteggio, rappresentano invece l’espressione di diverse posizioni culturali all’interno della magistratura, quindi un aspetto da apprezzare e valorizzare. Non rispondere ad un proprio elettorato, inoltre, determinerebbe anche una certa deresponsabilizzazione degli eletti. Cardella ha sottolineato la disparità data dalla differente modalità del sorteggio: per i «togati» avverrebbe tra tutti i magistrati, mentre per i «laici» all’interno di un elenco compilato dal Parlamento in seduta comune. Problematici anche, secondo Cardella, l’incremento dei costi che deriverebbe dalla triplicazione degli organi – mentre sarebbero necessarie modifiche che permettano una loro semplificazione – e la sottrazione della giurisdizione disciplinare al Csm per istituire un’apposita Alta Corte disciplinare.
Porena ha negato la presunta fretta con la quale la maggioranza sarebbe giunta all’approvazione della legge. Le sue radici risalgono alla riforma del processo penale di fine anni Ottanta, cui poi seguì nel 1999 l’inserimento in Costituzione del principio del «giusto processo» (art. 111). La separazione delle carriere è perciò un tema dibattuto già da molti anni, su cui ci sono state diverse proposte di legge di ogni parte politica: nel 1997 la Bicamerale D’Alema aveva proposto una doppia sezione del Csm; nel 2011, il disegno di legge Alfano mirava ad introdurre lo sdoppiamento delle carriere e il sorteggio temperato. L’attuale riforma rappresenta inoltre il coerente completamento di quanto previsto dalla legge Cartabia, introducendo una piena separazione delle carriere come previsto nella maggior parte degli ordinamenti liberaldemocratici.
Secondo Porena la riforma non comporterà alcun asservimento della magistratura al governo, dal momento che resta immutato il principio circa la sua autonomia e indipendenza da qualsiasi altro potere, da considerarsi «supremo» e quindi intangibile. Oltretutto, resta immutata la composizione dei due Csm, in particolare per ciò che riguarda il rapporto tra togati e laici, oltre alla presidenza di entrambi attribuita al presidente della Repubblica, per cui dallo sdoppiamento di tale organo non deriverebbe alcun indebolimento della magistratura. L’Alta Corte, ha osservato Porena, è finalizzata ad ottenere una separazione netta tra i compiti amministrativi e quelli disciplinari, in parte già presente nell’attuale Csm, poiché i componenti della Sezione disciplinare non posso essere presenti nelle altre commissioni. Peraltro, l’aver attribuito ad essa rango costituzionale elimina il dubbio di una giurisdizione speciale.
Dato che il Csm non è un organo di rappresentanza dei magistrati – il che giustificherebbe l’esigenza di un sistema elettivo – bensì un organo di natura tecnico-amministrativa, Porena ritiene pienamente adeguata l’adozione del sorteggio per la sua composizione, con l’obiettivo di rendere più liberi i membri del Csm ed evitare che l’elezione dei consiglieri avvenga in base alle loro appartenenze politiche e di corrente. E ci sono anche altri esempi, ha ricordato Porena, di ricorso al sorteggio (come nella formazione di diversi tipi di commissioni di concorso). Per quanto riguarda la differente modalità di sorteggio tra componenti togati e laici, ha notato Porena, essa è da ricondurre all’enorme divario numerico della base in cui deve essere effettuata la scelta (novemila circa i magistrati; diverse decine di migliaia i professori e avvocati).
In un momento in cui le scelte di voto richiedono consapevolezza e conoscenza dei contenuti, occasioni di confronto pubblico come questa confermano il valore del dialogo e del dibattito civile, nel rispetto delle posizioni altrui, come strumenti fondamentali per la vita democratica delle comunità.
Rassegna stampa:
https://www.perugiatoday.it/attualita/referendum-giustizia-2026-incontro-pubblico-foligno.html










