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La questione demografica: 2. Il governo dell’immigrazione

Luglio 30, 2025/0 Commenti/in Blog/da Staff

Gli effetti cumulati di un’eventuale ripresa della natalità, derivante da appropriate politiche di sostegno, comincerebbero ad avvertirsi alla metà del secolo. Nel frattempo, come contrastare le negative conseguenze economiche e sociali della crisi demografica, delineate nel precedente articolo sulla natalità? L’equilibrio demografico si persegue anche con le politiche migratorie.

L’Italia è un paese di immigrazione dal 1973, tuttavia il fenomeno migratorio è rimasto contenuto fino agli inizi degli anni ’90. A differenza di paesi di tradizione imperiale e coloniale come Francia e Regno Unito, abituati ai flussi migratori provenienti in primis dalle ex colonie, la mancanza di storicità dell’immigrazione comporta che in Italia non ci sia ancora una politica dell’immigrazione ben definita, consistente in un’efficiente legge sull’immigrazione e un sistema per l’integrazione che tuteli la coesione sociale. Tutte le leggi che si sono susseguite nel tempo – dalla legge Martelli alla Bossi-Fini – sono state sempre la risposta ad un’emergenza, e per questo prive di una visione di lungo periodo. Negli ultimi anni, le questioni degli sbarchi dei migranti e dell’urgenza della prima accoglienza, delle morti e del soccorso in mare, della difficoltà di distinguere i “veri” profughi bisognosi di protezione e di asilo da chi è in cerca di lavoro, hanno oscurato (se non cancellato) ogni riflessione sulle politiche di lungo periodo. Tuttavia, la politica non può limitarsi a far fonte all’eccezionalità, a spese dell’intelligente gestione della normalità che si manifesterà, nei prossimi decenni, in un costante e notevole afflusso di migranti, necessari peraltro a una società che non sa rinnovarsi adeguatamente con le proprie forze.

Pur tenendo conto che continuerà a essere sostenuta la domanda di manodopera generica necessaria in molti settori dell’economia e della società, l’Italia avrà anche bisogno di immigrazione qualificata. Infatti l’immigrazione, per essere utile allo sviluppo, deve essere di «qualità», cioè ricca di capitale umano: istruita, tecnicamente e professionalmente preparata, disposta a integrarsi con facilità. Solo così può contribuire alla crescita della produttività e quindi allo sviluppo sociale ed economico. Molti paesi hanno sviluppato politiche migratorie volte ad attrarre migranti con alte qualifiche e buone specializzazioni, con livelli di istruzione relativamente elevati, buona conoscenza della lingua e della cultura del paese ospite. Una vera politica migratoria contiene elementi di selezione e di scelta dei migranti, potendo e dovendo coesistere con una politica dell’asilo e della protezione umanitaria, che per sua natura non può procedere a scelte o selezioni, ma deve essere garantita a tutti coloro che ne hanno diritto. A livello europeo, l’Italia deve battersi per una politica migratoria comune ben coordinata; per una gestione dell’asilo uniforme e con un’equa distribuzione tra Stati degli oneri relativi; per un potenziamento responsabile e coordinato del controllo delle frontiere e dell’irregolarità, nel pieno rispetto dei diritti umani dei migranti.

L’immigrazione va governata e guidata con lungimiranza, non subita. Come quelle per la natalità, anche le politiche migratorie devono essere durature nel loro impianto e non condizionabili dal mutare dell’orientamento politico dei governi. Tali politiche devono fondarsi su analisi autorevoli e accurate delle necessità del paese, tenendo conto della domanda espressa dai datori di lavoro, siano essi imprese o famiglie, e delle potenzialità effettive di integrazione. L’impatto del fenomeno migratorio può creare difficoltà, che tuttavia possono essere occasioni di sviluppo. Il peso dell’accoglienza può essere trasformato in un’opera di integrazione sociale, istruzione e formazione professionale degli immigrati, di investimento per la ristrutturazione di un patrimonio infrastrutturale inadeguato per l’accoglienza stessa, e magari di insediamento dei migranti nelle tante aree interne in abbandono. Al di là di qualsiasi visione ideologica, spesso alimentata dalla propaganda politica e scarsamente supportata da analisi approfondite, dobbiamo essere consapevoli che l’immigrazione può essere una risorsa molto importante per il nostro paese: essa non concorre solo al funzionamento dell’economia e all’equilibrio demografico, ma produce nuovi cittadini ed è fonte di rinnovo della società stessa.

Dunque, sostegno alla natalità e un oculato governo dell’immigrazione: questi i due versanti, entrambi indispensabili, su cui va necessariamente affrontata la questione demografica, avendo come principio-guida non la gestione del presente e il breve periodo, ma una visione del futuro della società e del paese. La politica e il governo italiano, avranno capacità e volontà di seguire questa strada?

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https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2025/07/demografia.jpg 540 720 Staff https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2023/05/cropped-cropped-Logo-CIFRE1-300x300.jpg Staff2025-07-30 14:16:352025-07-30 16:56:07La questione demografica: 2. Il governo dell’immigrazione
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