Impresa e lavoro, la centralità della persona
Lo scorso 15 gennnaio, presso la Biblioteca Jacobilli di Foligno, l’associazione Cifre ha inaugurato il terzo anno di attività con un incontro sulla centralità della persona nel contesto dell’impresa e del lavoro. Sono intervenuti Moris Fiorelli (imprenditore e presidente di Confartigianato Foligno), Angelo Manzotti (segretario generale Cisl Umbria), Marcello Signorelli (direttore del Dipartimento di Economia dell’Università di Perugia) e Francesco Tacchi (lavoratore dipendente).
Signorelli ha affermato che se l’attenzione alla persona è un valore connaturato alle piccole e medie imprese, molto diversificata, invece, risulta la situazione delle imprese più grandi: tra di esse ci sono esempi virtuosi ma anche realtà in cui innescare meccanismi collaborativi è molto problematico. La valorizzazione del capitale umano è considerata fondamentale per la creazione di un ambiente lavorativo sano e produttivo. Ma, secondo Signorelli, servirebbe anche un cambio culturale, cioè un ripensamento degli strumenti di misurazione per definire la crescita del paese (Pil) o della singola impresa (risultato economico): l’indice di realizzazione della persona e del livello della sua felicità sono aspetti che non possono essere trascurati per dare davvero centralità alla persona, valutando il contributo complessivo che i singoli danno alla società in cui vivono.
Per Tacchi, entrato da poco nel mondo del lavoro dopo aver concluso gli studi universitari, è fondamentale coniugare le esigenze del lavoratore con quelle dell’impresa, che deve affrontare le sfide del mercato. Ai lavoratori sono richieste conoscenza e padronanza dei processi di digitalizzazione, flessibilità sia in termini di multidisciplinarità che disponibilità a spostarsi. Un giovane lavoratore, invece, si attende dall’azienda un contesto lavorativo dinamico e flessibile, una comunità che contribuisce allo sviluppo del benessere collettivo, della giustizia sociale, dell’inclusione e della sostenibilità ambientale. Il lavoro, ha evidenziato Tacchi, non rappresenta esclusivamente un mezzo di sostentamento, ma è l’anello di congiunzione dei vari aspetti che riguardano la sfera personale: passioni, valori umani, il proprio ruolo e contributo all’interno della comunità di appartenenza. La scelta stessa del lavoro è quindi collegata al modello di vita che si vuole adottare. Sulla base della sua breve esperienza, Tacchi riconosce che il percorso descritto, in linea di massima, è stato avviato in alcune realtà aziendali, ma c’è ancora tanto da fare, specie nei contesti di maggiori dimensioni.
L’intervento di Fiorelli ha confermato il diverso approccio al lavoro da parte dei giovani, che manifestano sempre più l’esigenza di conciliare l’impegno lavorativo con la propria vita privata, per avere tempo da dedicare a sé stessi, alla famiglia e alla comunità. Nelle realtà artigianali e di piccola impresa la centralità della persona è da sempre un valore fondamentale che oggi, per meglio rispondere alle esigenze degli addetti, si declina con i piani di welfare aziendale: sanità, cura dei bambini, assistenza degli anziani, a cui si aggiungono gli impegni sul versante degli ambienti di lavoro, sicurezza e formazione. Inoltre, il settore artigiano contribuisce in misura rilevante all’integrazione degli immigrati extracomunitari, dando loro possibilità di lavorare e, quindi, di migliorare la propria condizione.
Le dinamiche della globalizzazione hanno spostato troppo l’attenzione sul solo profitto, per cui una delle principali sfide attuali è valorizzare il lavoro umano, secondo Manzotti. Rispetto a questo il superamento della conflittualità è un essenziale presupposto. Ecco perché la Cisl si è fatta promotrice di un disegno di legge popolare per introdurre la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, permettendo così il loro coinvolgimento nelle scelte strategiche. Manzotti evidenzia che la partecipazione dei lavoratori, laddove messa in atto, ha permesso di eliminare la conflittualità, aumentare la produttività e far crescere i salari, con evidenti vantaggi sia per l’impresa, che diventa più competitiva, che per i lavoratori, che vedono migliorare il proprio benessere. Anche l’amministrazione regionale potrebbe intervenire, utilizzando la programmazione comunitaria e il PNRR per introdurre premialità a favore delle imprese che assumono giovani, prevedono contrattazioni di secondo livello, rispettano la sicurezza, introducono misure rispondenti alle istanze dei giovani lavoratori (tempo libero, socialità, welfare). Ovviamente, spetta anche al sindacato il compito di rivedere le piattaforme contrattuali, per adeguarle alle mutate esigenze dei lavoratori.
Gli interventi del numeroso pubblico presente hanno evidenziato la crisi di alcuni settori (in particolare il commercio) e le difficoltà che spesso le aziende sono costrette ad affrontare, come il peso della tassazione, la scarsa disponibilità di manodopera, la non adeguata preparazione fornita da scuole e università, l’onerosità della formazione e delle misure di welfare. C’è stato anche chi ha fatto notare come, in tema di partecipazione dei lavoratori nelle aziende, le forze sindacali non abbiano posizioni omogenee, cosa invece auspicabile.
In chiusura, Signorelli e Manzotti hanno ribadito che le imprese devono lavorare per creare le condizioni che possano portare ad una maggiore soddisfazione per i lavoratori, i quali, se inseriti in un contesto favorevole, sono più produttivi. Valorizzare la persona è più importante e proficuo rispetto a qualsiasi altro approccio. Peraltro esistono esempi virtuosi, anche nel nostro territorio, di aziende che guardano oltre il profitto e la cui organizzazione è finalizzata al riconoscimento concreto della centralità della persona e alla sua valorizzazione.
Lavorare insieme per un modello di società e di economia più umano: questo il messaggio e l’obiettivo di fondo di questo incontro, cui Cifre darà seguito in futuro con altre iniziative su questi temi.
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