Caricamento
CIFRE
  • Home
  • L’Associazione
    • Chi siamo
    • Mission
    • Statuto
  • Attività
  • Blog
  • Eventi
    • Calendario Eventi
    • Lista Eventi
  • Contatti
  • Menu Menu
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a Youtube

Demografia e crescita: il futuro di città e borghi dell’Umbria

Aprile 24, 2024/0 Commenti/in Attività/da Staff

La preoccupante crisi demografica e le sue conseguenze sulla crescita in relazione al futuro della realtà umbra. Questo il tema al centro dell’incontro organizzato dall’Associazione Cifre e dal Rotary Club di Foligno, che si è svolto giovedì 18 aprile, presso il Delfina Palace Hotel di Foligno. Il dibattito è stato introdotto da una relazione di Giuseppe Croce, docente di Economia e Politiche del lavoro all’Università La Sapienza di Roma, a cui hanno fatto seguito gli interventi di Roberto Segatori, già ordinario di Sociologia politica dell’Università di Perugia, e di Bernardino Sperandio, già sindaco di Trevi ed ex presidente dell’Unione dei Comuni “Terre dell’Olio e del Sagrantino”.

Croce ha mostrato una serie di dati riguardanti il complessivo calo demografico in Umbria, che è persino peggiore della media nazionale, e il tasso della variazione della popolazione dei comuni umbri dal 2001 ad oggi, che evidenzia una crisi demografica anche delle due città principali: Perugia e, ancor più, Terni. Dall’analisi dei dati è possibile ricavare diversi fatti rilevanti: eccessiva frammentazione comunale (troppi comuni con pochi abitanti); molti dei comuni più piccoli sono avviati verso lo spopolamento; l’Umbria non ha più centri urbani attrattivi; non è in atto una ricollocazione della popolazione all’interno della regione, ovvero dalle aree rurali verso le aree urbane. In particolare la crisi delle città, luoghi di valorizzazione della conoscenza e dell’innovazione, significa che si è inceppato il vero motore dello sviluppo. Il declino demografico, ha evidenziato Croce, non è dovuto solo alle minori nascite, ma anche al saldo negativo del fenomeno migratorio. Ciò che è più grave, però, è la perdita di popolazione giovane e qualificata: dal 2011 al 2021 sono ben 9800 i laureati (nella fascia 25-39 anni) che hanno lasciato l’Umbria verso altre regioni italiane o paesi esteri. Un numero non compensato da altrettanti arrivi, poiché dal 2013 questo saldo è costantemente negativo nell’ordine di alcune centinaia di unità.

A ciò è chiaramente collegato il declino anche economico della nostra regione, il cui Pil pro capite, oltre ad essere calato, si è progressivamente allontanato dalla media nazionale a partire dal 2001, portando l’Umbria ad essere la prima regione del Sud, in termini economici. Tale perdita di Pil pro capite, pari a -14% nel periodo 2000-2019, è dovuta soprattutto ad un calo della produttività oraria (- 10,4%) e poi a quello della popolazione in età lavorativa (-5,3%), non compensato dall’aumento dell’input di lavoro (+1,7%). Nello stesso lasso temporale, l’Umbria è la regione italiana che ha perso più produttività e Pil pro-capite. Il calo della produttività dipende anche dalla crisi delle città più grandi, che non riescono più ad attrarre lavoratori qualificati e giovani laureati. Una bassa produttività comporta stipendi più bassi, il che rende più difficile trattenere i giovani laureati e attrarne da fuori regione. La perdita di popolazione qualificata, infine, influisce sulla evidente minore capacità di investire e fare impresa innovativa e con tecnologie all’avanguardia che i dati umbri testimoniano, e che è alla base di una scarsa produttività.

Siamo dunque di fronte ad un circolo vizioso, in cui le cause dei diversi fattori di declino sono intrecciate. Croce ha perciò fornito alcuni spunti di riflessione per cercare di spezzare questa concatenazione e invertire la tendenza. Per fronteggiare il calo demografico bisogna anzitutto investire sulla natalità, a partire da servizi all’infanzia e aumento dell’occupazione femminile. I dati dimostrano che dove è maggiore la partecipazione femminile al mercato del lavoro, maggiore è il tasso di natalità. Importante anche investire in istruzione (a partire dall’aumento e potenziamento degli ITS) e valorizzare la presenza degli immigrati di seconda generazione. Per quanto riguarda lo sviluppo delle città, è fondamentale abbandonare il centralismo regionale, che mortifica le potenzialità dei centri urbani. Questi vanno messi in rete, in una visione non riferita alla sola Umbria ma a tutto il Centro Italia: le città delle regioni limitrofe (Umbria, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo) non devono rimanere isolate, ma unire forze e risorse, e progettare insieme. Servono collegamenti efficienti tra Perugia, Terni, Roma, Ancona e Firenze, oltre a connessioni internet più veloci. È poi necessario operare sinergie anche all’interno del sistema universitario, per contrastare la crisi delle università del Centro Italia. Un altro percorso utile per valorizzare le città – e ridurre la frammentazione comunale – è quello delle unioni di comuni per la gestione condivisa di funzioni e servizi. Tramite questo strumento, afferma Croce, i 92 comuni umbri potrebbero convergere verso un’aggregazione territoriale che ricalchi i 14 sistemi locali del lavoro in cui si articola il territorio umbro. Non solo unioni “orizzontali” formate da piccoli comuni ma anche e soprattutto unioni “verticali” che aggreghino comuni più piccoli intorno ai centri urbani di maggiore dimensione. Senza centri urbani vitali e capaci di offrire servizi di base e qualificati, infatti, neanche le aree rurali circostanti possono pensare di farcela.

A tal proposito Sperandio ha portato la sua testimonianza quale ex presidente del primo (e per molti anni, unico) esempio di unione comunale presente in Umbria, che comprende 8 comuni. Dopo un periodo di assestamento, durante il quale erano stati messi in comune solo pochissimi servizi, attualmente sono di competenza dell’Unione ben 14 servizi. La mancata diffusione delle unioni comunali, dovuta in parte ai campanilismi, dipende anche dalla volontà politica delle Regioni, che in alcune realtà fanno invece da stimolo per la loro realizzazione, prevedendo erogazioni specifiche. Né è un felice esempio l’Emilia Romagna, dove sono presenti ben 90 unioni, capaci di collaborare e offrire servizi efficienti. In Umbria, nota Sperandio, si riscontra anche la singolarità per cui alcuni comuni che compongono l’Unione sono collegati, per alcuni ambiti, ad altri comuni esterni all’Unione stessa, provocando un certo smembramento e difficoltà di azione, per esempio per accedere a fondi nazionali o comunitari. Sperandio ha affermato che i piccoli comuni non possono sopravvivere per carenza di fondi o, se disponibili, per difficoltà nel loro corretto utilizzo a causa dell’assenza di figure professionali adeguate. Ha poi concluso auspicando interventi a livello regionale per incentivare le unioni di comuni.

Segatori si è soffermato sulle principali cause del calo demografico umbro: la crisi economica del 2008 (che ancora stiamo pagando), il terremoto del 2016, il Covid, in ultimo anche due guerre in atto che ci riguardano molto da vicino. Questi fattori di crisi e incertezza, sostiene Segatori, hanno una forte incidenza sulle scelte di una coppia giovane che si accinge a progettare e a creare una famiglia. Spetta alla politica, secondo Segatori, riuscire a creare le condizioni per valorizzare i tanti giovani qualificati che ancora abbiamo.

Tra gli interventi dal pubblico, particolarmente interessante quello di Alfiero Moretti che, in linea con la relazione di Croce, ha individuato nel centralismo regionale, imposto in questa regione dalla città di Perugia, l’elemento che non ha aiutato lo sviluppo delle altre città. La crescita degli anni Sessanta ha infatti portato alla realizzazione di opere quasi esclusivamente nel capoluogo regionale: si pensi a strade, ferrovie, università. Il modello umbro, ha osservato Moretti, si è configurato come città-regione e non come regione di città. In un altro intervento, in merito alla denatalità, è stata sottolineata la carenza di servizi che aiutino le famiglie, auspicando la creazione di un coordinamento comunale capace di fare rete e offrire dei servizi per fare famiglia.

Rassegna stampa:

https://www.rgunotizie.it/2024/04/16/a-foligno-incontro-su-demografia-e-crescita-il-futuro-di-citta-e-borghi-dellumbria/

Condividi questo articolo
  • Condividi su Facebook
https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2025/08/20240418_190817-scaled.jpg 2560 1920 Staff https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2023/05/cropped-cropped-Logo-CIFRE1-300x300.jpg Staff2024-04-24 17:27:002026-07-07 11:24:03Demografia e crescita: il futuro di città e borghi dell’Umbria
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Search Search

Ultime News

  • Cifre rinnova le cariche sociali e rilancia il proprio impegno sul territorioMaggio 25, 2026 - 01:19
  • La questione demografica: 2. Il governo dell’immigrazioneLuglio 30, 2025 - 14:16
  • La questione demografica: 1. Il sostegno alla natalitàLuglio 30, 2025 - 13:07
  • Cifre sta crescendoGiugno 29, 2024 - 10:38
  • Cifre, i partiti e la politicaGennaio 8, 2024 - 22:49

Il Prossimo Evento ci sarà tra:

Seguici su Facebook

SEGUICI SU INSTAGRAM

No images available at the moment

Scopri di più!

L’Associazione

CIFRE è un’associazione politico-culturale che si propone come luogo di incontro, dialogo, educazione e formazione per contribuire alla crescita culturale, civile e sociale della persona e delle comunità.

Info

PRIVACY POLICY

COOKIE POLICY

© Copyright 2023 - CIFRE CF 91055160542
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a Youtube
Scorrere verso l’alto