Caricamento
CIFRE
  • Home
  • L’Associazione
    • Chi siamo
    • Mission
    • Statuto
  • Attività
  • Blog
  • Eventi
    • Calendario Eventi
    • Lista Eventi
  • Contatti
  • Menu Menu
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a Youtube

Amministrazione condivisa e patti di collaborazione: cittadini e istituzioni alleati per la cura dei beni comuni

Luglio 6, 2026/0 Commenti/in Attività/da Staff

Martedì 9 giugno, presso il Centro Studi Città di Foligno, si è svolto l’incontro dibattito “Amministrazione condivisa e patti di collaborazione: una nuova alleanza tra cittadini e istituzioni per Foligno“. L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione Cifre – in collaborazione con Labsus – Laboratorio per la sussidiarietà, con il patrocinio del Comune di Foligno e con il contributo di Integra ESG Partner Network – per approfondire strumenti e pratiche di collaborazione tra cittadini e amministrazioni nella cura dei beni comuni. Dopo l’introduzione al tema di Diego Donati, vicepresidente di Cifre, sono intervenuti Alessandra Valastro, docente di Diritto pubblico all’Università di Perugia e componente del direttivo di Labsus, e Stefano Santaniello, community manager e animatore di comunità presso la Cooperativa Borgorete.

Donati ha illustrato il significato dell’amministrazione condivisa, soffermandosi in particolare sui patti di collaborazione, strumenti che consentono a cittadini singoli, gruppi informali, associazioni e amministrazioni pubbliche di costruire percorsi condivisi per la cura dei beni comuni. Alla base di questo modello vi è l’idea che il cittadino non sia soltanto destinatario di servizi pubblici, ma possa diventare un alleato delle istituzioni nella ricerca di soluzioni a problemi collettivi. Un’impostazione che trova il proprio fondamento nell’art. 118 della Costituzione che, a partire dal principio di sussidiarietà orizzontale, invita le amministrazioni a favorire l’iniziativa autonoma dei cittadini per attività di interesse generale. Donati ha poi richiamato alcuni esempi di applicazione concreta dell’amministrazione condivisa, come la rigenerazione del Parco Tevere Magliana a Roma e il progetto “AttivaMente Insieme” nel Comune di Rosignano Marittimo, evidenziando come questi strumenti possano contribuire non solo alla cura di spazi e servizi, ma anche al rafforzamento della fiducia tra cittadini e istituzioni.

Valastro ha sottolineato la portata innovativa del patto di collaborazione come strumento giuridico amministrativo, fondato su un rapporto paritario tra amministrazione e cittadini – pur nel rispetto dei diversi ruoli e responsabilità – e sull’idea che la cura dell’interesse generale possa essere perseguita attraverso forme di responsabilità condivisa. La proposta di un patto di collaborazione può nascere sia dai cittadini che dalle amministrazioni pubbliche, dando vita a quella che Valastro ha definito una vera e propria “alleanza” tra istituzioni e comunità. Uno dei principali punti di forza dei patti consiste nella loro capacità di valorizzare energie civiche che spesso rimangono escluse dagli strumenti tradizionali di partecipazione, consentendo di mettere in rete iniziative già presenti nelle comunità e trasformarle in percorsi strutturati di crescita sociale, culturale ed economica.

I regolamenti per l’amministrazione condivisa non contengono un elenco rigido di attività consentite o vietate; essi sono invece una cornice aperta che consente a cittadini, associazioni e gruppi informali di individuare volta per volta i beni comuni di cui intendono prendersi cura. Ciò che rende un bene “comune” non è una classificazione preventiva, bensì il riconoscimento del suo valore da parte della comunità e la volontà condivisa di attivarsi per la sua tutela e valorizzazione. Ogni territorio sviluppa così soluzioni diverse, modellate sulle proprie esigenze, sulle relazioni esistenti e sulle caratteristiche della comunità locale.

Valastro ha ricordato che il primo regolamento per l’amministrazione condivisa è stato adottato dal Comune di Bologna nel 2014, frutto del lavoro del prof. Gregorio Arena, di Labsus e dell’amministrazione comunale, aprendo la strada a un’esperienza che si è progressivamente diffusa in tutto il Paese: oggi i Comuni dotati di regolamenti per l’amministrazione condivisa sono oltre trecento e i patti di collaborazione stipulati si avvicinano ai quindicimila. Uno sviluppo che ha gradualmente ampliato gli ambiti di applicazione dello strumento, passando dalla cura del verde urbano e degli spazi pubblici a progetti più complessi riguardanti il patrimonio culturale, la gestione di beni confiscati alla criminalità organizzata, il contrasto al caporalato, l’inclusione sociale e la rigenerazione economica dei territori.

L’intervento di Santaniello si è concentrato sulle esperienze sviluppate in Umbria nell’ambito delle comunità educanti e dei patti educativi di comunità. Se per lungo tempo l’educazione è stata considerata una responsabilità quasi esclusiva della scuola e della famiglia, le fragilità emerse negli ultimi anni – dall’isolamento sociale al disagio giovanile, fino alle nuove dipendenze e alle difficoltà legate all’utilizzo degli strumenti digitali – hanno mostrato i limiti di questo approccio. Da qui la necessità di costruire comunità educanti, fondate sulla responsabilità condivisa di tutti i soggetti che contribuiscono alla crescita delle nuove generazioni, come avvenuto nel progetto “Urban Education Network”. Peraltro l’aspetto più rilevante del progetto, nato dall’incontro tra scuole, famiglie, amministrazioni locali, associazioni e operatori sociali, non è stato tanto nelle singole attività realizzate quanto nelle relazioni costruite tra soggetti che spesso operavano sullo stesso territorio senza conoscersi o collaborare.

Per rendere stabili e durature tali esperienze, ha evidenziato Santaniello, il percorso si è progressivamente intrecciato con gli strumenti dell’amministrazione condivisa: attraverso il supporto metodologico e scientifico di Labsus, diverse realtà territoriali hanno iniziato a formalizzare alleanze educative tra scuole, amministrazioni, associazioni e cittadini. Nel corso degli anni, l’esperienza delle comunità educanti ha inoltre contribuito ad ampliare il concetto stesso di beni comuni. Accanto ai beni materiali – parchi, edifici pubblici, biblioteche o piazze – sono emersi beni immateriali altrettanto importanti, come la fiducia, le relazioni sociali, le competenze diffuse e l’educazione stessa.

A portare una testimonianza concreta di cittadinanza attiva è stato Alessandro Mellucci, giovane cittadino di Magione impegnato nella pulizia volontaria di un campo da basket pubblico in condizioni di degrado. Un semplice gesto di cura civica nato dalla volontà di rendere nuovamente fruibile un luogo di aggregazione e sport per i ragazzi del territorio. L’iniziativa ha contribuito a sensibilizzare altre persone: Mellucci ha raccontato come un altro ragazzo, dopo aver visto il suo esempio, abbia deciso spontaneamente di sostituire le reti dei canestri del campo.

Tale testimonianza ha dimostrato che nei territori esistono già numerose forme di cura spontanea dei beni comuni e della comunità; spesso si tratta di iniziative individuali o informali che rimangono invisibili, ma che potrebbero essere valorizzate, riconosciute e inserite all’interno di percorsi strutturati di corresponsabilità tra cittadini e istituzioni. Un esempio concreto di come l’amministrazione condivisa non rappresenti un modello teorico, ma uno strumento capace di mettere in rete risorse già presenti nelle comunità e orientarle verso obiettivi di interesse generale. Mellucci ha infatti evidenziato come i cittadini possano mettere a disposizione tempo, energie e presenza costante sul territorio, mentre l’amministrazione potrebbe contribuire con attrezzature adeguate, interventi strutturali per migliorare gli spazi, supporto organizzativo e procedure semplificate per promuovere attività sportive e momenti di aggregazione.

Le esperienze raccontate nel corso dell’incontro dimostrano che questi strumenti, già sperimentati con successo in molte città italiane, potrebbero rappresentare un’opportunità anche per Foligno. Come Associazione Cifre, vogliamo quindi continuare a promuovere una riflessione sull’amministrazione condivisa e sui patti di collaborazione, nella convinzione che a Foligno esista già un patrimonio di cittadini attivi, associazioni e realtà civiche su cui costruire nuove forme di collaborazione tra comunità e istituzioni.

Materiali di approfondimento

  • Tesi magistrale di Diego Donati: “ L’amministrazione condivisa: modelli e pratiche per la cura delle persone” https://drive.google.com/file/d/1q2w34s0QGkGa4cXMw2jqOpxVsI7hSp8l/view?usp=sharing
  • Labsus – Laboratorio per la Sussidiarietà https://www.labsus.org/
  • Video-testimonianza di Alessandro Mellucci https://www.instagram.com/reel/DZLi0UAuxCM/

Rassegna stampa

  • https://www.rgunotizie.it/2026/06/05/amministrazione-condivisa-la-sfida-di-cifre-per-ridisegnare-la-partecipazione-a-foligno/
  • https://www.folignooggi.it/amministrazione-condivisa-nuovo-modello-di-gestione-pubblica/42855/
https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2026/07/20260609_184056-scaled.jpg 2560 1920 Staff https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2023/05/cropped-cropped-Logo-CIFRE1-300x300.jpg Staff2026-07-06 15:59:502026-07-10 14:34:48Amministrazione condivisa e patti di collaborazione: cittadini e istituzioni alleati per la cura dei beni comuni

Confronto e dialogo sul referendum giustizia: strumenti per una scelta consapevole

Marzo 15, 2026/0 Commenti/in Attività/da Staff

Sabato 7 marzo, presso la Biblioteca Jacobilli di Foligno, si è svolto un incontro pubblico di approfondimento e dibattito in vista del referendum sulla riforma dell’ordinamento giurisdizionale. L’iniziativa, organizzata dall’associazione Cifre, ha visto confrontarsi Fausto Cardella, già procuratore generale presso la Corte d’Appello di Perugia, e Daniele Porena, docente di diritto costituzionale e pubblico all’Università di Perugia, nonché componente del Consiglio Superiore della Magistratura. I due relatori hanno esposto le proprie argomentazioni, sollecitati anche dalle domande e riflessioni del numeroso pubblico presente.

Questi i principali aspetti della riforma in oggetto: separazione delle carriere dei magistrati giudicanti e requirenti, con conseguente sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura; istituzione dell’Alta Corte disciplinare; introduzione del sorteggio per la scelta dei membri dei tre organi, fatta eccezione per i membri di diritto e per quelli scelti dal presidente della Repubblica.

Cardella ha affermato che probabilmente questa riforma non mira, come sospettano alcuni, alla sottomissione della magistratura alla politica, ma l’impressione è comunque che si intenda evitare o limitare il controllo dei magistrati sul governo. Egli ha osservato che con tale riforma non ci sarà alcun miglioramento, in termini di efficienza, ordine ed equità della giustizia. Peraltro, data la recente legge Cartabia, che ha molto limitato il passaggio dall’una all’altra funzione della magistratura, essa non ha nemmeno una concreta ragion d’essere. Cardella ha poi fatto notare che, volendo comunque procedere ad una vera separazione delle carriere, si sarebbe potuto fare con legge ordinaria, creando ad esempio due distinte sezioni nell’attuale Csm. Anche perché, secondo Cardella, lo sdoppiamento del Csm indebolirà il potere giudiziario. D’altra parte, per l’ex magistrato, il principio costituzionale dell’autonomia e indipendenza della magistratura di per sé non è una garanzia sufficiente, se si indebolisce l’impalcatura che lo sostiene.

A giudizio di Cardella le correnti, che si vorrebbe depotenziare con il sorteggio, rappresentano invece l’espressione di diverse posizioni culturali all’interno della magistratura, quindi un aspetto da apprezzare e valorizzare. Non rispondere ad un proprio elettorato, inoltre, determinerebbe anche una certa deresponsabilizzazione degli eletti. Cardella ha sottolineato la disparità data dalla differente modalità del sorteggio: per i «togati» avverrebbe tra tutti i magistrati, mentre per i «laici» all’interno di un elenco compilato dal Parlamento in seduta comune. Problematici anche, secondo Cardella, l’incremento dei costi che deriverebbe dalla triplicazione degli organi – mentre sarebbero necessarie modifiche che permettano una loro semplificazione – e la sottrazione della giurisdizione disciplinare al Csm per istituire un’apposita Alta Corte disciplinare.

Porena ha negato la presunta fretta con la quale la maggioranza sarebbe giunta all’approvazione della legge. Le sue radici risalgono alla riforma del processo penale di fine anni Ottanta, cui poi seguì nel 1999 l’inserimento in Costituzione del principio del «giusto processo» (art. 111). La separazione delle carriere è perciò un tema dibattuto già da molti anni, su cui ci sono state diverse proposte di legge di ogni parte politica: nel 1997 la Bicamerale D’Alema aveva proposto una doppia sezione del Csm; nel 2011, il disegno di legge Alfano mirava ad introdurre lo sdoppiamento delle carriere e il sorteggio temperato. L’attuale riforma rappresenta inoltre il coerente completamento di quanto previsto dalla legge Cartabia, introducendo una piena separazione delle carriere come previsto nella maggior parte degli ordinamenti liberaldemocratici.

Secondo Porena la riforma non comporterà alcun asservimento della magistratura al governo, dal momento che resta immutato il principio circa la sua autonomia e indipendenza da qualsiasi altro potere, da considerarsi «supremo» e quindi intangibile. Oltretutto, resta immutata la composizione dei due Csm, in particolare per ciò che riguarda il rapporto tra togati e laici, oltre alla presidenza di entrambi attribuita al presidente della Repubblica, per cui dallo sdoppiamento di tale organo non deriverebbe alcun indebolimento della magistratura. L’Alta Corte, ha osservato Porena, è finalizzata ad ottenere una separazione netta tra i compiti amministrativi e quelli disciplinari, in parte già presente nell’attuale Csm, poiché i componenti della Sezione disciplinare non posso essere presenti nelle altre commissioni. Peraltro, l’aver attribuito ad essa rango costituzionale elimina il dubbio di una giurisdizione speciale.

Dato che il Csm non è un organo di rappresentanza dei magistrati – il che giustificherebbe l’esigenza di un sistema elettivo – bensì un organo di natura tecnico-amministrativa, Porena ritiene pienamente adeguata l’adozione del sorteggio per la sua composizione, con l’obiettivo di rendere più liberi i membri del Csm ed evitare che l’elezione dei consiglieri avvenga in base alle loro appartenenze politiche e di corrente. E ci sono anche altri esempi, ha ricordato Porena, di ricorso al sorteggio (come nella formazione di diversi tipi di commissioni di concorso). Per quanto riguarda la differente modalità di sorteggio tra componenti togati e laici, ha notato Porena, essa è da ricondurre all’enorme divario numerico della base in cui deve essere effettuata la scelta (novemila circa i magistrati; diverse decine di migliaia i professori e avvocati).

In un momento in cui le scelte di voto richiedono consapevolezza e conoscenza dei contenuti, occasioni di confronto pubblico come questa confermano il valore del dialogo e del dibattito civile, nel rispetto delle posizioni altrui, come strumenti fondamentali per la vita democratica delle comunità.

Rassegna stampa:

https://www.rgunotizie.it/2026/03/05/cardella-e-porena-a-foligno-le-ragioni-del-referendum-a-confronto/

https://www.perugiatoday.it/attualita/referendum-giustizia-2026-incontro-pubblico-foligno.html

https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG-20260309-WA0007.jpg 1600 1200 Staff https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2023/05/cropped-cropped-Logo-CIFRE1-300x300.jpg Staff2026-03-15 20:27:392026-03-16 14:40:07Confronto e dialogo sul referendum giustizia: strumenti per una scelta consapevole

“Servus inutilis. Alcide De Gasperi e la politica come servizio”: un’esperienza che guarda al futuro

Gennaio 25, 2026/1 Commento/in Attività/da Staff

A distanza di alcune settimane dalla conclusione della mostra “Servus inutilis. Alcide De Gasperi e la politica come servizio”, condividiamo un bilancio dell’esperienza vissuta e del percorso in cui si inserisce.

Ospitata a Palazzo Candiotti dal 29 novembre all’8 dicembre 2025, la mostra – promossa dall’Associazione Cifre in collaborazione con il Centro Studi Città di Foligno e la Diocesi di Foligno, con il patrocinio del Comune di Foligno, della Provincia di Perugia e della Regione Umbria, e realizzata dalla Fondazione De Gasperi e dalla Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli – ha proposto un percorso storico e culturale dedicato alla figura di Alcide De Gasperi e alla sua concezione della politica come servizio al bene comune.

Nel corso dei dieci giorni di apertura sono stati registrati circa 500 visitatori complessivi, dato che testimonia l’attenzione e l’apprezzamento della cittadinanza per iniziative di carattere culturale e civile. Particolarmente significativa la presenza delle scuole: oltre 230 studenti di diversi istituti del territorio hanno visitato la mostra partecipando a percorsi guidati e momenti di approfondimento dedicati.

Attraverso documenti, immagini e testimonianze, l’esposizione ha offerto spunti di riflessione su temi di grande attualità: il valore della democrazia, la responsabilità personale nella vita pubblica, il senso dell’impegno civile e l’importanza dell’integrazione europea.

La mostra è stata inoltre arricchita da due appuntamenti pubblici, che hanno contribuito a rendere l’iniziativa un’importante occasione di confronto e approfondimento culturale: l’inaugurazione del 29 novembre, con l’intervento di Roberto Presilla, docente di Filosofia contemporanea presso la Pontificia Università Gregoriana, e l’incontro di approfondimento del 5 dicembre, che ha visto la partecipazione di Marialuisa Sergio, docente di Storia contemporanea all’Università Roma Tre, Luca Diotallevi, docente di Sociologia all’Università Roma Tre, e Marco Follini, già vicepresidente del Consiglio dei Ministri.

Quella vissuta con la mostra “Servus inutilis” non è stata un’esperienza isolata, ma un passaggio significativo di un percorso più ampio. Il riscontro ottenuto, la partecipazione delle scuole e il dialogo avviato durante gli incontri pubblici confermano l’importanza di continuare a promuovere nel territorio spazi di formazione culturale e riflessione sui temi della vita civile e democratica. L’Associazione Cifre intende proseguire su questa strada, realizzando nuove iniziative capaci di coniugare approfondimento culturale e attenzione alle nuove generazioni, offrendo strumenti preziosi per leggere il presente e costruire responsabilmente il futuro.

Un sentito ringraziamento va a tutti coloro che hanno visitato la mostra, partecipato agli incontri, collaborato all’organizzazione e sostenuto l’iniziativa: istituzioni, partner, scuole, volontari e sostenitori. È anche grazie a questa rete di relazioni che è stato possibile realizzare un progetto capace di unire memoria storica e responsabilità verso il presente.

Rassegna stampa:

https://www.rgunotizie.it/2025/12/06/foligno-oltre-200-studenti-in-visita-alla-mostra-dedicata-a-de-gasperi/

https://www.rgunotizie.it/2025/12/23/a-foligno-500-visitatori-per-la-mostra-su-de-gasperi-servus-inutilis/

https://www.folignooggi.it/mostra-su-de-gasperi-richiama-500-visitatori-a-foligno/41704/

https://www.quotidianodellumbria.it/foligno/foligno-circa-500-visitatori-per-la-mostra-su-de-gasperi-forte-partecipazione-delle-scuole/

https://liceoclassicofoligno.edu.it/2025/12/09/la-3ase-protagonista-alla-mostra-su-alcide-de-gasperi

https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2026/02/1000333915-scaled.jpg 2560 1920 Staff https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2023/05/cropped-cropped-Logo-CIFRE1-300x300.jpg Staff2026-01-25 17:36:012026-07-07 11:22:18“Servus inutilis. Alcide De Gasperi e la politica come servizio”: un’esperienza che guarda al futuro

Impollinatori di futuro: la voce di Cifre tra ambiente, api e artigianato sostenibile

Maggio 9, 2025/0 Commenti/in Attività/da Staff

Come Associazione Cifre, siamo orgogliosi di aver contribuito attivamente alla realizzazione del talk “Impollinatori di futuro: ambiente, api e artigianato sostenibile”, uno degli appuntamenti più significativi all’interno della tre giorni di Seminiamo Bellezza, tenutasi a Gualdo Cattaneo dal 9 all’11 maggio 2025.

L’incontro, svoltosi la mattina del 9 maggio nella suggestiva cornice della Sala Baraffa, ha inaugurato ufficialmente l’evento e aperto il dialogo su temi fondamentali come la sostenibilità ambientale e in particolare il ruolo delle api; autentici pilastri del progetto Seminiamo Bellezza.

Grazie alla collaborazione con Confartigianato Imprese Foligno, ANCoS Foligno e il GAL Valle Umbra e Sibillini, abbiamo potuto creare un momento formativo e ispirante, aperto alla cittadinanza e arricchito dalla presenza di relatori d’eccezione. A guidare la riflessione sono stati Vincenzo Panettieri, apicoltore impegnato da anni in pratiche sostenibili, e il Prof. Tiziano Gardi, docente di Apicoltura all’Università degli Studi di Perugia.

Insieme, hanno affrontato con passione e competenza alcune domande cruciali come ad esempio: Come possiamo trasmettere alle nuove generazioni l’importanza della cura per gli impollinatori e degli ecosistemi? Qual è il valore di un’apicoltura sostenibile rispetto a una intensiva? Come si riconosce un miele etico e rispettoso dell’ambiente?

A portare la visione concreta del progetto Seminiamo Bellezza sono stati Moris Fiorelli, Presidente di Confartigianato Imprese Foligno e ANCoS Foligno, e Andrea Cimarelli, Consigliere dell’Associazione Le Colline del Miele. Con loro abbiamo condiviso l’emozione di vedere proiettato il video “Clean Up”, che documenta la riqualificazione partecipata di un’area verde abbandonata: un gesto simbolico ma potentissimo di rinascita, comunità e futuro.

La nostra presenza è stata parte viva anche nei saluti istituzionali, che hanno visto il coinvolgimento di:

  • Enrico Valentini, Sindaco di Gualdo Cattaneo
  • Moris Fiorelli, Presidente del comitato provinciale ANCoS APS Foligno e Confartigianato Imprese Foligno
  • Andrea Cimarelli, Consigliere Le Colline del Miele
  • Raffaele Lascaro, Presidente della Pro Loco di Gualdo Cattaneo
  • Diego Donati, Responsabile organizzazione Associazione Cifre

Un ringraziamento speciale va al Dott. Luca Fiorucci, moderatore dell’incontro, che con equilibrio e sensibilità ha guidato il dibattito rendendolo accessibile, chiaro e coinvolgente per tutti i presenti.

Per noi di Cifre, “Impollinatori di futuro” non è stato solo un talk. È stato un seme piantato in un terreno fertile: quello del confronto, della consapevolezza e della collaborazione. Un passo importante nel nostro percorso di promozione di una cultura che rispetta e dialoga con l’ambiente.

https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2025/05/65R6PP3341@PPMetelli-scaled.jpg 1707 2560 Staff https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2023/05/cropped-cropped-Logo-CIFRE1-300x300.jpg Staff2025-05-09 12:58:582026-02-05 19:09:06Impollinatori di futuro: la voce di Cifre tra ambiente, api e artigianato sostenibile

Impresa e lavoro, la centralità della persona

Febbraio 5, 2025/0 Commenti/in Attività/da Staff

Lo scorso 15 gennnaio, presso la Biblioteca Jacobilli di Foligno, l’associazione Cifre ha inaugurato il terzo anno di attività con un incontro sulla centralità della persona nel contesto dell’impresa e del lavoro. Sono intervenuti Moris Fiorelli (imprenditore e presidente di Confartigianato Foligno), Angelo Manzotti (segretario generale Cisl Umbria), Marcello Signorelli (direttore del Dipartimento di Economia dell’Università di Perugia) e Francesco Tacchi (lavoratore dipendente).

Signorelli ha affermato che se l’attenzione alla persona è un valore connaturato alle piccole e medie imprese, molto diversificata, invece, risulta la situazione delle imprese più grandi: tra di esse ci sono esempi virtuosi ma anche realtà in cui innescare meccanismi collaborativi è molto problematico. La valorizzazione del capitale umano è considerata fondamentale per la creazione di un ambiente lavorativo sano e produttivo. Ma, secondo Signorelli, servirebbe anche un cambio culturale, cioè un ripensamento degli strumenti di misurazione per definire la crescita del paese (Pil) o della singola impresa (risultato economico): l’indice di realizzazione della persona e del livello della sua felicità sono aspetti che non possono essere trascurati per dare davvero centralità alla persona, valutando il contributo complessivo che i singoli danno alla società in cui vivono.

Per Tacchi, entrato da poco nel mondo del lavoro dopo aver concluso gli studi universitari, è fondamentale coniugare le esigenze del lavoratore con quelle dell’impresa, che deve affrontare le sfide del mercato. Ai lavoratori sono richieste conoscenza e padronanza dei processi di digitalizzazione, flessibilità sia in termini di multidisciplinarità che disponibilità a spostarsi. Un giovane lavoratore, invece, si attende dall’azienda un contesto lavorativo dinamico e flessibile, una comunità che contribuisce allo sviluppo del benessere collettivo, della giustizia sociale, dell’inclusione e della sostenibilità ambientale. Il lavoro, ha evidenziato Tacchi, non rappresenta esclusivamente un mezzo di sostentamento, ma è l’anello di congiunzione dei vari aspetti che riguardano la sfera personale: passioni, valori umani, il proprio ruolo e contributo all’interno della comunità di appartenenza. La scelta stessa del lavoro è quindi collegata al modello di vita che si vuole adottare. Sulla base della sua breve esperienza, Tacchi riconosce che il percorso descritto, in linea di massima, è stato avviato in alcune realtà aziendali, ma c’è ancora tanto da fare, specie nei contesti di maggiori dimensioni.

L’intervento di Fiorelli ha confermato il diverso approccio al lavoro da parte dei giovani, che manifestano sempre più l’esigenza di conciliare l’impegno lavorativo con la propria vita privata, per avere tempo da dedicare a sé stessi, alla famiglia e alla comunità. Nelle realtà artigianali e di piccola impresa la centralità della persona è da sempre un valore fondamentale che oggi, per meglio rispondere alle esigenze degli addetti, si declina con i piani di welfare aziendale: sanità, cura dei bambini, assistenza degli anziani, a cui si aggiungono gli impegni sul versante degli ambienti di lavoro, sicurezza e formazione. Inoltre, il settore artigiano contribuisce in misura rilevante all’integrazione degli immigrati extracomunitari, dando loro possibilità di lavorare e, quindi, di migliorare la propria condizione.

Le dinamiche della globalizzazione hanno spostato troppo l’attenzione sul solo profitto, per cui una delle principali sfide attuali è valorizzare il lavoro umano, secondo Manzotti. Rispetto a questo il superamento della conflittualità è un essenziale presupposto. Ecco perché la Cisl si è fatta promotrice di un disegno di legge popolare per introdurre la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, permettendo così il loro coinvolgimento nelle scelte strategiche. Manzotti evidenzia che la partecipazione dei lavoratori, laddove messa in atto, ha permesso di eliminare la conflittualità, aumentare la produttività e far crescere i salari, con evidenti vantaggi sia per l’impresa, che diventa più competitiva, che per i lavoratori, che vedono migliorare il proprio benessere. Anche l’amministrazione regionale potrebbe intervenire, utilizzando la programmazione comunitaria e il PNRR per introdurre premialità a favore delle imprese che assumono giovani, prevedono contrattazioni di secondo livello, rispettano la sicurezza, introducono misure rispondenti alle istanze dei giovani lavoratori (tempo libero, socialità, welfare). Ovviamente, spetta anche al sindacato il compito di rivedere le piattaforme contrattuali, per adeguarle alle mutate esigenze dei lavoratori.

Gli interventi del numeroso pubblico presente hanno evidenziato la crisi di alcuni settori (in particolare il commercio) e le difficoltà che spesso le aziende sono costrette ad affrontare, come il peso della tassazione, la scarsa disponibilità di manodopera, la non adeguata preparazione fornita da scuole e università, l’onerosità della formazione e delle misure di welfare. C’è stato anche chi ha fatto notare come, in tema di partecipazione dei lavoratori nelle aziende, le forze sindacali non abbiano posizioni omogenee, cosa invece auspicabile.

In chiusura, Signorelli e Manzotti hanno ribadito che le imprese devono lavorare per creare le condizioni che possano portare ad una maggiore soddisfazione per i lavoratori, i quali, se inseriti in un contesto favorevole, sono più produttivi. Valorizzare la persona è più importante e proficuo rispetto a qualsiasi altro approccio. Peraltro esistono esempi virtuosi, anche nel nostro territorio, di aziende che guardano oltre il profitto e la cui organizzazione è finalizzata al riconoscimento concreto della centralità della persona e alla sua valorizzazione.

Lavorare insieme per un modello di società e di economia più umano: questo il messaggio e l’obiettivo di fondo di questo incontro, cui Cifre darà seguito in futuro con altre iniziative su questi temi.

Rassegna stampa:

https://www.rgunotizie.it/2025/01/14/a-foligno-incontro-su-impresa-lavoro-e-centralita-della-persona/

https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG-20250115-WA0044-scaled.jpg 2560 1920 Staff https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2023/05/cropped-cropped-Logo-CIFRE1-300x300.jpg Staff2025-02-05 12:37:002026-07-07 11:23:14Impresa e lavoro, la centralità della persona

Sostenibilità e responsabilità sociale

Maggio 20, 2024/0 Commenti/in Attività/da Staff

Sabato 11 maggio, presso il teatro comunale di Gualdo Cattaneo, si è tenuto un talk su Sostenibilità e responsabilità sociale, organizzato in collaborazione dall’associazione Cifre e da Confartigianato Foligno. L’evento si è svolto all’interno dell’iniziativa “Seminiamo bellezza” di Confartigianato Foligno, con mercatini, visite agli apiari e concerti, tenutasi nella splendida cornice di Gualdo Cattaneo.

L’incontro è stato moderato dal direttore di Rgu Notizie e Gazzetta di Foligno Fabio Luccioli, e si è aperto, dopo i saluti istituzionali, con un intervento di Corrado Bei, Managing Director di ESG Italia Network. Bei ha affermato chiaramente che per chi fa impresa essere sostenibile è una strada obbligata per restare nel mercato, laddove sostenibilità non è intesa solo in senso ambientale, ma anche sociale. Su questo, l’Europa è la regione più sviluppata, mentre America, Africa e Asia sono ancora indietro nell’implementare la sostenibilità. La realtà però, ha notato Bei, è che le aziende medio piccole sono molto impreparate al cambiamento, specie nella governance. E anche se l’aspetto normativo esiste ed ha una sua rilevanza, non è una norma che fa sostenibilità, ma un cambio culturale. C’è quindi bisogno di formazione a tutti i livelli e di cultura per le imprese, perché l’aspetto culturale è ciò che permette di capire la realtà che sta intorno e in modo da cercare di intercettare ogni opportunità (anche le minacce sono opportunità!).

La sostenibilità è una forma di tutela per l’ambiente in cui tutti viviamo, ma è anche conveniente in quanto una produzione sostenibile è spesso una fonte di maggior profitto per le aziende. Questo è possibile a patto che ci siano innovazione e buone idee imprenditoriali, come ci hanno dimostrato gli esempi delle aziende che ci hanno parlato della loro esperienza di produzione sostenibile: Pav.i (asfalti e pavimentazioni industriali ecologiche), Jewins Denim (abbigliamento sostenibile), Poli4Life (estrazione di polifenoli da acque di vegetazione olearie).

Corrado Bocci ha raccontato la storia e l’innovazione industriale della sua Pav.i, con l’uso di materiali per l’economia circolare, la produzione di asfalto ecologico grazie anche alla rigenerazione del fresato, il riciclaggio di guaine esauste. Il riciclo dei materiali e il risparmio energetico sono convenienti: si inquina di meno e si spende di meno perché si risparmia energia. La sostenibilità è dunque un guadagno per tutti, ha evidenziato Bocci, sia per le aziende che per la comunità.

Luca e Francesco Ruggero sono i creatori di Jewins Denim, azienda di Pescara che si occupa di recupero di jeans per produrre, con il loro particolare tessuto, accessori di vario tipo: portafogli, giacche, borse, cappelli e tanti altri oggetti di uso quotidiano. Nella produzione dei nuovi accessori da materiale riciclato si cerca anche di valorizzare i difetti e i problemi dei capi di abbigliamento.

Andrea Spatti, Business Developer di Poli4life, ci ha illustrato la particolare realtà di quest’impresa innovativa, che si occupa di estrazione di polifenoli da acque di vegetazione olearie. Anche da quelli che dovrebbero essere semplici scarti di produzione agricola, si può ricavare dunque qualcosa di molto utile e che può essere fonte di guadagno per chi investe su questa idea imprenditoriale. Spatti ha dichiarato che l’azienda ha in progetto di alimentare gli impianti con fotovoltaico, ottenendo così il 100% di economia circolare nella propria produzione.

I vari interventi e le testimonianze di chi opera “sul campo” ci hanno dunque aiutato a riflettere su cosa significa fare impresa in modo sostenibile, nell’interesse sia delle aziende che dell’intera comunità. E ci hanno fatto capire che ognuno deve dare un suo contributo nella ricerca di sostenibilità. Anche se gli altri (paesi o singole imprese) non lo fanno.

https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG-20240516-WA0086.jpg 1066 1600 Staff https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2023/05/cropped-cropped-Logo-CIFRE1-300x300.jpg Staff2024-05-20 13:05:002025-08-08 20:05:43Sostenibilità e responsabilità sociale

Demografia e crescita: il futuro di città e borghi dell’Umbria

Aprile 24, 2024/0 Commenti/in Attività/da Staff

La preoccupante crisi demografica e le sue conseguenze sulla crescita in relazione al futuro della realtà umbra. Questo il tema al centro dell’incontro organizzato dall’Associazione Cifre e dal Rotary Club di Foligno, che si è svolto giovedì 18 aprile, presso il Delfina Palace Hotel di Foligno. Il dibattito è stato introdotto da una relazione di Giuseppe Croce, docente di Economia e Politiche del lavoro all’Università La Sapienza di Roma, a cui hanno fatto seguito gli interventi di Roberto Segatori, già ordinario di Sociologia politica dell’Università di Perugia, e di Bernardino Sperandio, già sindaco di Trevi ed ex presidente dell’Unione dei Comuni “Terre dell’Olio e del Sagrantino”.

Croce ha mostrato una serie di dati riguardanti il complessivo calo demografico in Umbria, che è persino peggiore della media nazionale, e il tasso della variazione della popolazione dei comuni umbri dal 2001 ad oggi, che evidenzia una crisi demografica anche delle due città principali: Perugia e, ancor più, Terni. Dall’analisi dei dati è possibile ricavare diversi fatti rilevanti: eccessiva frammentazione comunale (troppi comuni con pochi abitanti); molti dei comuni più piccoli sono avviati verso lo spopolamento; l’Umbria non ha più centri urbani attrattivi; non è in atto una ricollocazione della popolazione all’interno della regione, ovvero dalle aree rurali verso le aree urbane. In particolare la crisi delle città, luoghi di valorizzazione della conoscenza e dell’innovazione, significa che si è inceppato il vero motore dello sviluppo. Il declino demografico, ha evidenziato Croce, non è dovuto solo alle minori nascite, ma anche al saldo negativo del fenomeno migratorio. Ciò che è più grave, però, è la perdita di popolazione giovane e qualificata: dal 2011 al 2021 sono ben 9800 i laureati (nella fascia 25-39 anni) che hanno lasciato l’Umbria verso altre regioni italiane o paesi esteri. Un numero non compensato da altrettanti arrivi, poiché dal 2013 questo saldo è costantemente negativo nell’ordine di alcune centinaia di unità.

A ciò è chiaramente collegato il declino anche economico della nostra regione, il cui Pil pro capite, oltre ad essere calato, si è progressivamente allontanato dalla media nazionale a partire dal 2001, portando l’Umbria ad essere la prima regione del Sud, in termini economici. Tale perdita di Pil pro capite, pari a -14% nel periodo 2000-2019, è dovuta soprattutto ad un calo della produttività oraria (- 10,4%) e poi a quello della popolazione in età lavorativa (-5,3%), non compensato dall’aumento dell’input di lavoro (+1,7%). Nello stesso lasso temporale, l’Umbria è la regione italiana che ha perso più produttività e Pil pro-capite. Il calo della produttività dipende anche dalla crisi delle città più grandi, che non riescono più ad attrarre lavoratori qualificati e giovani laureati. Una bassa produttività comporta stipendi più bassi, il che rende più difficile trattenere i giovani laureati e attrarne da fuori regione. La perdita di popolazione qualificata, infine, influisce sulla evidente minore capacità di investire e fare impresa innovativa e con tecnologie all’avanguardia che i dati umbri testimoniano, e che è alla base di una scarsa produttività.

Siamo dunque di fronte ad un circolo vizioso, in cui le cause dei diversi fattori di declino sono intrecciate. Croce ha perciò fornito alcuni spunti di riflessione per cercare di spezzare questa concatenazione e invertire la tendenza. Per fronteggiare il calo demografico bisogna anzitutto investire sulla natalità, a partire da servizi all’infanzia e aumento dell’occupazione femminile. I dati dimostrano che dove è maggiore la partecipazione femminile al mercato del lavoro, maggiore è il tasso di natalità. Importante anche investire in istruzione (a partire dall’aumento e potenziamento degli ITS) e valorizzare la presenza degli immigrati di seconda generazione. Per quanto riguarda lo sviluppo delle città, è fondamentale abbandonare il centralismo regionale, che mortifica le potenzialità dei centri urbani. Questi vanno messi in rete, in una visione non riferita alla sola Umbria ma a tutto il Centro Italia: le città delle regioni limitrofe (Umbria, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo) non devono rimanere isolate, ma unire forze e risorse, e progettare insieme. Servono collegamenti efficienti tra Perugia, Terni, Roma, Ancona e Firenze, oltre a connessioni internet più veloci. È poi necessario operare sinergie anche all’interno del sistema universitario, per contrastare la crisi delle università del Centro Italia. Un altro percorso utile per valorizzare le città – e ridurre la frammentazione comunale – è quello delle unioni di comuni per la gestione condivisa di funzioni e servizi. Tramite questo strumento, afferma Croce, i 92 comuni umbri potrebbero convergere verso un’aggregazione territoriale che ricalchi i 14 sistemi locali del lavoro in cui si articola il territorio umbro. Non solo unioni “orizzontali” formate da piccoli comuni ma anche e soprattutto unioni “verticali” che aggreghino comuni più piccoli intorno ai centri urbani di maggiore dimensione. Senza centri urbani vitali e capaci di offrire servizi di base e qualificati, infatti, neanche le aree rurali circostanti possono pensare di farcela.

A tal proposito Sperandio ha portato la sua testimonianza quale ex presidente del primo (e per molti anni, unico) esempio di unione comunale presente in Umbria, che comprende 8 comuni. Dopo un periodo di assestamento, durante il quale erano stati messi in comune solo pochissimi servizi, attualmente sono di competenza dell’Unione ben 14 servizi. La mancata diffusione delle unioni comunali, dovuta in parte ai campanilismi, dipende anche dalla volontà politica delle Regioni, che in alcune realtà fanno invece da stimolo per la loro realizzazione, prevedendo erogazioni specifiche. Né è un felice esempio l’Emilia Romagna, dove sono presenti ben 90 unioni, capaci di collaborare e offrire servizi efficienti. In Umbria, nota Sperandio, si riscontra anche la singolarità per cui alcuni comuni che compongono l’Unione sono collegati, per alcuni ambiti, ad altri comuni esterni all’Unione stessa, provocando un certo smembramento e difficoltà di azione, per esempio per accedere a fondi nazionali o comunitari. Sperandio ha affermato che i piccoli comuni non possono sopravvivere per carenza di fondi o, se disponibili, per difficoltà nel loro corretto utilizzo a causa dell’assenza di figure professionali adeguate. Ha poi concluso auspicando interventi a livello regionale per incentivare le unioni di comuni.

Segatori si è soffermato sulle principali cause del calo demografico umbro: la crisi economica del 2008 (che ancora stiamo pagando), il terremoto del 2016, il Covid, in ultimo anche due guerre in atto che ci riguardano molto da vicino. Questi fattori di crisi e incertezza, sostiene Segatori, hanno una forte incidenza sulle scelte di una coppia giovane che si accinge a progettare e a creare una famiglia. Spetta alla politica, secondo Segatori, riuscire a creare le condizioni per valorizzare i tanti giovani qualificati che ancora abbiamo.

Tra gli interventi dal pubblico, particolarmente interessante quello di Alfiero Moretti che, in linea con la relazione di Croce, ha individuato nel centralismo regionale, imposto in questa regione dalla città di Perugia, l’elemento che non ha aiutato lo sviluppo delle altre città. La crescita degli anni Sessanta ha infatti portato alla realizzazione di opere quasi esclusivamente nel capoluogo regionale: si pensi a strade, ferrovie, università. Il modello umbro, ha osservato Moretti, si è configurato come città-regione e non come regione di città. In un altro intervento, in merito alla denatalità, è stata sottolineata la carenza di servizi che aiutino le famiglie, auspicando la creazione di un coordinamento comunale capace di fare rete e offrire dei servizi per fare famiglia.

Rassegna stampa:

https://www.rgunotizie.it/2024/04/16/a-foligno-incontro-su-demografia-e-crescita-il-futuro-di-citta-e-borghi-dellumbria/

https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2025/08/20240418_190817-scaled.jpg 2560 1920 Staff https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2023/05/cropped-cropped-Logo-CIFRE1-300x300.jpg Staff2024-04-24 17:27:002026-07-07 11:24:03Demografia e crescita: il futuro di città e borghi dell’Umbria

Giornate informative del Liceo Classico e del Liceo Scienze Umane di Foligno

Febbraio 14, 2024/0 Commenti/in Attività/da Staff
Continua a leggere
https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2024/02/Point-Blur_Feb212024_095459.jpg 720 960 Staff https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2023/05/cropped-cropped-Logo-CIFRE1-300x300.jpg Staff2024-02-14 17:31:412024-03-06 07:44:47Giornate informative del Liceo Classico e del Liceo Scienze Umane di Foligno

Umbria terra di innovazione: start up e imprenditoria giovanile

Novembre 29, 2023/0 Commenti/in Attività/da Staff
Continua a leggere
https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2023/12/1700772574121-1.jpg 1536 2027 Staff https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2023/05/cropped-cropped-Logo-CIFRE1-300x300.jpg Staff2023-11-29 10:17:372024-03-06 11:21:25Umbria terra di innovazione: start up e imprenditoria giovanile

Giovani, scuola e lavoro: pensare e costruire il proprio futuro

Ottobre 30, 2023/0 Commenti/in Attività/da Staff
Continua a leggere
https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2023/11/20231025_181259.jpg 900 1200 Staff https://associazionecifre.it/wp-content/uploads/2023/05/cropped-cropped-Logo-CIFRE1-300x300.jpg Staff2023-10-30 08:17:112024-03-06 11:18:00Giovani, scuola e lavoro: pensare e costruire il proprio futuro
Pagina 1 di 212
Search Search

Ultime News

  • Cifre rinnova le cariche sociali e rilancia il proprio impegno sul territorioMaggio 25, 2026 - 01:19
  • La questione demografica: 2. Il governo dell’immigrazioneLuglio 30, 2025 - 14:16
  • La questione demografica: 1. Il sostegno alla natalitàLuglio 30, 2025 - 13:07
  • Cifre sta crescendoGiugno 29, 2024 - 10:38
  • Cifre, i partiti e la politicaGennaio 8, 2024 - 22:49

Il Prossimo Evento ci sarà tra:

Seguici su Facebook

SEGUICI SU INSTAGRAM

No images available at the moment

Scopri di più!

L’Associazione

CIFRE è un’associazione politico-culturale che si propone come luogo di incontro, dialogo, educazione e formazione per contribuire alla crescita culturale, civile e sociale della persona e delle comunità.

Info

PRIVACY POLICY

COOKIE POLICY

© Copyright 2023 - CIFRE CF 91055160542
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a Youtube
Scorrere verso l’alto